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Che i gioielli avessero la capacità di comunicare un sentimento, delle parole che non siamo in grado di riferire a voce è cosa nota. Ma quanti di voi sapevano dell’esistenza dei gioielli acrostici?
Nati con l’aspetto di comuni anelli, spille e collane, si tratta in realtà di particolari accessori che utilizzano le gemme per formare parole, o addirittura brevi messaggi cifrati per chi li riceve.
Volete saperne di più? Allora continuate la lettura, vi introdurremo in un mondo da cui non potrete non restare affascinati.
Come nascono i gioielli acrostici e in che modo funzionano
Inscritti in quello che viene poeticamente definito “il linguaggio segreto delle gemme”, i gioielli acrostici nascono in Francia nel XVIII secolo per mano del gioielliere Jean-Baptiste Mellerio. Da quanto si racconta, sembra infatti che Mellerio avesse iniziato a creare gioielli le cui pietre formavano la parola francese j’adore, adoro. Il principio era questo: una volta scelto il gioiello da personalizzare, venivano incastonate al suo interno una serie di pietre preziose le cui iniziali insieme avrebbero formato la parola desiderata.
Ammirato dalla creatività di tali gioielli, Napoleone Bonaparte decise di commissionare dei gioielli acrostici sia per l’imperatrice Josephine che per la sua seconda moglie, Marie Louise.
Per l’imperatrice dallo spirito libero, Josephine, nota per aver difeso il proprio stile e ed essersi liberata di corsetti e altre convenzioni simili, Napoleone fece creare ben due bracciali acrostici il cui messaggio segreto racchiudeva il nome dei suoi due amati figli: Eugène e Hortense.

Tuttavia, il fascino di tali gioielli non colpì soltanto la Francia ma anche l’intera Inghilterra, in cui, per tutto il periodo Georgiano e Vittoriano, essi conservarono e anzi videro la propria popolarità accrescere notevolmente. Questo è dimostrato anche dal fatto che, nel 1855, Charles Edward pubblicò un libro intitolato “The History and Poetry of Finger Rings”, in cui tale fenomeno era raccontato, e in cui trovare anche un vero e proprio alfabeto cifrato:

Se ve lo steste chiedendo, il motivo per cui tali gioielli acrostici avevano un successo così grande era legato al fatto che, a quei tempi, donne e uomini non potevano esprimere davvero liberamente ciò che pensavano o provavano, a causa delle convenzioni del tempo. Ecco perché molti amanti preferivano scambiarsi tali gioielli per comunicare il loro affetto più vivo.
Questo è anche lo scopo con cui molte donne dell’epoca utilizzavano i loro ventagli, inviando al diretto interessato dei messaggi che solo chi conosceva tale linguaggio segreto poteva comprendere. Per fare un esempio, se la donna apriva il ventaglio con la mano destra questo significava che era innamorata di qualcuno.
Se ci pensate, è forse proprio la libertà che concedevano questi mezzi ad affascinare gli spiriti più indomiti, ribelli, come quello di Josephine e di tanti altri, che si sentivano rinchiusi nelle rigide regole della società del tempo. Ma il loro fascino toccava anche gli spiriti più sensibili, che magari desideravano soltanto omaggiare la persona cara di un dono che le avrebbe ricordato il proprio affetto per sempre.
È il caso, ad esempio, di questi tre lucchetti di epoca Georgiana che, con l’unione delle iniziali delle loro gemme preziose, formano la parola regard (sguardo), quasi a voler ricordare al destinatario che lo sguardo dell’amato si sarebbe posato su di lui ovunque fosse stato.

Oramai questo tipo di gioielli sono sempre più rari, probabilmente perché oggi ci siamo riappropriati del nostro diritto di dire le cose che pensiamo, di esprimere a gran voce l’amore che proviamo. Eppure, la magia dei gioielli acrostici continua a incantarci ancora oggi.
In fondo, cosa c’è di più bello di essere liberi di poter dire ciò che si vuole, ma di scegliere di sussurrarlo?