Se si dice spesso che i gioielli raccontino delle storie, queste ultime non sono sempre a lieto fine. I gioielli e le pietre preziose, infatti, si legano da sempre a leggende, miti, superstizioni o credenze popolari che paventano anche tristi epiloghi e terribili tragedie. Sono numerose le storie che circolano attorno a gioielli maledetti che, nel passare da un malcapitato proprietario all’altro, hanno lasciato dietro di loro una scia di tragiche morti e tremende sfortune.
A tal proposito sono molto conosciute, ad esempio, le vicende legate all’Hope diamond, forse il gioiello più famoso al mondo in termini di maledizioni e sfortune: dopo essere passato nelle mani di innumerevoli e sfortunati proprietari, finisce infatti al collo della regina Maria Antonietta, di cui tutti conosciamo la tragica morte, e venne indossato dalla principessa di Lamballe, che fu a sua volta massacrata dalla folla durante la Rivoluzione Francese. Queste due morti di personaggi illustri contribuirono ad accrescere le voci legate alla maledizione del gioiello, che venne infine donato allo Smithsonian Institute (Washington D.C.), dove si trova ancora oggi, dal suo ultimo acquirente.
Un’altra storia interessante riguarda un famoso gioiello indiano, il gioiello Koh-I-Noor, che in Persiano significa “montagna di luce”, il quale venne donato nel 1850 dalla Compagnia delle Indie Orientali alla Corona Inglese, che ne è tutt’ora in possesso: nel caso vi trovaste in visita alla Torre di Londra, provate a cercare il gioiello e potrete stabilire in prima persona se emana un così terribile potere. Il diamante, infatti, è circondato da una strana leggenda secondo la quale tutti gli uomini che lo hanno posseduto sono caduti in disgrazia, mentre le donne non vengono toccate dalla maledizione (la Regina Vittoria, la prima ad averlo posseduto, ha regnato sull’Inghilterra per più di 80 anni).
Il corallo, a sua volta, non è affatto immune alla potenza della superstizione e delle credenze popolari. Il potere evocativo del ramo di corallo si lega infatti al mito che ne racconta le origini: Ovidio narra, nelle sue Metamorfosi, come il corallo sia nato dalle gocce di sangue fuoriuscite dalla testa di Medusa che, disperse in mare, si sono solidificate, trasformandosi nella forma ramificata che oggi conosciamo.
La connessione tra il corallo e il sangue non si ferma a questa leggenda, ma ha continuato ad ispirare per secoli l’arte, la scultura e la religione: se la forma del corallo in sé ricorda molto la struttura del sistema sanguigno, esso è, per la religione cattolica, un simbolo apotropaico, e per questo si trova, in molte rappresentazioni religiose, al collo di Gesù.
Il corallo, tuttavia, espande le sue ramificazioni anche al di fuori della tradizione religiosa: se per le donne ha sempre avuto, sin dall’antica Grecia, una funzione benefica, favorendo la fertilità e la produzione di latte, anche per gli uomini, in determinate epoche, ha assunto una funzione altrettanto positiva (secondo il medico Avicenna, nel medioevo, esso poteva essere usato dagli uomini come afrodisiaco, per “rallegrare le forze del cuore”). Insomma, il corallo, a differenza di altri tipi di pietra preziosa che, per un motivo o per un altro, sono stati collegati ad eventi infausti, sembra avere un potere luminoso e benefico, portando passionalità, fertilità e felicità nella vita di chi lo indossa e lo possiede.
Si dice spesso che le cose assumono il potere che noi stessi gli permettiamo di avere, sia esso un potere benefico o maligno: questo, a pensarci bene, avviene con tutti i piccoli amuleti o portafortuna di cui ci circondiamo quotidianamente. Lasciamo al lettore la libertà di credere o meno alla forza benefica del corallo, ma continueremo a sostenere fermamente che i gioielli hanno il potere di raccontare molto più di una storia o di una leggenda: in essi, la personalità e le vicende di ognuno di noi si intrecciano a quelle di vite e racconti passati, risuonando nell’eco di una storia senza tempo, in un quadro perennemente incompleto e, proprio per questo, di una bellezza disarmante.