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Già nel XIII secolo il noto commerciante veneziano Marco Polo raccontava di come il corallo fosse utilizzato in acconciature e gioielli tradizionali dagli abitanti del Tibet. Pare infatti che anche sul “tetto del mondo” fosse riconosciuto il grande potere di questa pietra, considerata capace di regalare tanto energia vitale, quanto protezione.
Se volete saperne di più sulle tradizioni legate a questa regione, potreste pensare di prendere un aereo e volare fin lì.
Dovreste però sapere che, ad oggi, non esistono voli internazionali diretti per il Tibet. L’unico modo per raggiungerlo è entrare dalla Cina o dal Nepal, con cui appunto tale regione confina. E allora, come si fa? Nessun problema, Moni Lisa vi viene ancora una volta in aiuto.
Esplorate insieme a noi il mondo grazie alla rubrica mensile Coral brings you through the streets of the world, è a costo zero e vi piacerà!
Un legame con la nostra Madre Terra
Come forse avrete già sentito dire, la religione più diffusa in Tibet è il Buddhismo.
In tanti luoghi in cui tale religione è praticata, questa pietra non soltanto è associata al ciclo mestruale (che sarebbe capace di regolarizzare se posizionato sul basso addome della donna), ma anche alla capacità di scacciare il malocchio e la negatività (a tal punto che si dice che il suo colore rosso vivo sbianchi quando chi lo indossa è oggetto di pensieri negativi da parte di qualcuno).
Anche in Tibet, questo profondo legame non fa che rafforzarsi tingendosi di nuove sfumature.
Difatti, qui il corallo è particolarmente apprezzato perché visto dagli abitanti di questi luoghi come un promemoria del fatto che tutta la vita origina dalla terra.
Non a caso, il corallo per i buddhisti tibetani è una delle cinque pietre sacre, e simboleggia proprio la forza vitale.

Per via di questo suo valore religioso, simbolico e protettivo, il corallo è – insieme ad altre pietre – usato per creare pendenti dal valore di amuleti, gioielli da indossare su abiti tradizionali e accessori per capelli.
I gioielli di questo genere servono anche per rappresentare lo status sociale di coloro che li indossano, ed ecco perché gli uomini più abbienti sono spesso pronti a pagare grandi quantità di denaro pur di permettere alle donne della propria famiglia di indossare accessori di dimensioni importanti.
Più nello specifico, sembra che nella zona Nord Est del Tibet ci sia l’usanza di pettinare i capelli formando 108 trecce (un numero dalla connotazione fortemente positiva nella cultura buddhista perché rappresentativo di tutti i desideri e le passioni umane, considerate legame dell’uomo al ciclo della reincarnazione) che vengono poi arricchite con decorazioni fatte di corallo, turchese e ambra.

Nella popolazione Khampa, situata nella prefettura di Qamdo, uomini e donne indossano collane formate dalle cosiddette pietre “dei nove occhi”, abbinate a coralli e turchesi (che insieme richiamano, come abbiamo visto in precedenza, l’unione delle energie naturali).
Tali accessori tendono poi ad aumentare in occasione di particolari festività, come il Losar, il Capodanno tibetano, durante il quale le donne Khampa sono solite indossare accessori sul capo (tipicamente decorati con fiori di corallo rosso, smeraldo e ambra), al collo e alla vita.

Questo che vi abbiamo offerto è naturalmente solo un piccolo spaccato di una cultura su cui ci sarebbe ancora molto altro da dire.
Eppure, ancora una volta è emerso come il corallo – spesso accompagnato dalla turchese – sia capace di avvicinare culture lontane tra loro, mettendo in luce similitudini e punti di contatto.
Il corallo ci avvicina, ci lega ricordandoci – come dicono i tibetani – che veniamo tutti dalla stessa terra e che, pertanto, siamo tutti indissolubilmente legati.