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Il binomio corallo-donna non ci sorprende di certo; tuttavia la centralità del ruolo femminile nella diffusione di questa splendida pietra è, a molti, sconosciuta.
Facciamo allora un salto temporale di duecento anni per scoprire come la storia del corallo è la storia, soprattutto, di donne.

COM’È INIZIATA LA STORIA
Nel 1805 il mercante marsigliese Paolo Bartolomeo Martin avanzò al re di Napoli Ferdinando IV di Borbone una richiesta: aprire una fabbrica di coralli a Torre del Greco.
Martin individuò nella città napoletana un forte potenziale, ancor di più implementato da una serie di condizioni favorevoli che seppe abilmente sfruttare. Una sviluppata attività di pesca del corallo, unitamente alla volontà borbonica di implementare il settore corallino e al diffondersi della moda del corallo in Europa facevano di Torre del Greco un terreno fertile e particolarmente adatto a questo tipo di industria.
La proposta fu accettata: il marsigliese ottenne lo stesso anno un mandato decennale per avviare una fabbrica di lavorazione dei coralli, alla condizione di impiegare principalmente donne affinché, come ci racconta la storica dell’arte Caterina Ascione, esse potessero condurre “un’esistenza più decorosa” .
STORIA DI DONNE
Le ragioni di questa particolare “clausola” sono riconducibili: in primo luogo, all’abilità manuale che esse possedevano nelle varie fasi di lavorazione del corallo, in particolare nella bucatura e nel taglio dei rami; in secondo luogo, al fatto che rappresentavano l’unica forza lavoro disponibile al tempo, in quanto la maggioranza degli uomini era impegnata in attività di pesca.
In effetti, l’assenza dei mariti per lunghi periodi di tempo spesso condannava queste donne a condizioni di estrema povertà e degrado, tanto che in molti casi, per provvedere alla famiglia, erano costrette a prostituirsi o a ricorrere ad usurai.
L’avvento della fabbrica di Martin rappresentò un primo passo nella strada verso l’emancipazione delle donne torresi e, in generale, meridionali. Ad esse furono riconosciuti una serie di “diritti” come, per esempio, la possibilità di poter lavorare da casa e/o ridurre l’orario di lavoro per poter accudire i propri figli; ma soprattutto acquisirono, forse per la prima volta nella storia della città, gli strumenti per provvedere alla propria indipedenza economica.
IL GIUSTO VALORE STORICO
Le donne sono state a lungo il simbolo della lavorazione dei coralli. Alcune stime di fine ‘800 attestano, infatti, che i 3/4 della manodopera nell’industria del corallo fosse femminile.
Eppure, sono pochi a conoscere l’importanza del ruolo della donna all’interno del tessuto sociale ed economico torrese.
Con quest’articolo Moni Lisa vuole preservare e dare il giusto valore all’eredità storica regalataci da queste donne.
Voi conoscevate questa storia?
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